Carlo Fruttero non c’è più. E mi piace ricordarlo con uno degli ultimi suoi libri: Mutandine di chiffon (Memorie retribuite): parte della sua vita a episodi. Pungenti, esilaranti, e mai banali. Memorie Retribuite perché alcuni di questi episodi furono scritti su commissione da giornali, settimanali e riviste.
Per me Fruttero, con Lucentini, sono stati sinonimo di leggerezza. Di saper scrivere: periodi brevi, scrittura senza fronzoli. Poi l’irriverenza, l’ironia. Prima di diventare scrittore di romanzi Fruttero è stato traduttore. Mi colpiscono gli autori e le opere tradotte (da Wikipedia): Beckett, Aspettando Godot, West, Il giorno della locusta, Salinger, Nove racconti, Hart, L’antichissimo mondo di B.C.
Qui l’intervista di Antonio Gnoli e sul sito della RAI (anche questo è canone!) una serie di contributi, tra i quali alcune datate lezioni di letteratura di Fruttero e Lucentini: lezioni meravigliose.
Grazie F & L.